“A 28 anni, mi trovo spesso a chiedermi se la vita sia fatta di scelte o semplicemente di reazioni alla paura di restare soli. Mi chiamo Claudia e ho sempre vissuto ogni emozione come se fosse l’ultima, con un’intensità che a volte spaventa persino me. La relazione che sto vivendo è il mio baricentro, ma è anche un labirinto di complicità e ferite, un legame così profondo da essere diventato, col tempo, quasi asfissiante. Abbiamo passato anni a rincorrerci, a cercare di incastrare i nostri pezzi mancanti in un puzzle che sembrava non volersi mai chiudere. Il desiderio di dare vita a qualcosa di nostro, di costruire una famiglia che fosse finalmente un porto sicuro, è stato per lungo tempo l’unico pensiero capace di darmi pace. Eppure, quel sogno appariva sempre un passo più in là, bloccato da ostacoli che sembravano insormontabili e da una stasi che mi stava logorando l’anima. Ho agito spinta da una disperazione che nessuno può capire se non l’ha provata sulla propria pelle, convinta che il fine potesse giustificare il buio. Poi è arrivato quel giorno. Dovevo dire apertamente di essere incinta, e l’ho fatto.”

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