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“Dopo i messaggi della maestra Patrizia non sono più riuscita a lavorare. Avevo il telefono sulla scrivania e continuavo a rileggere quelle parole, assistenti sociali, “glielo tolgono”. Così ho fatto una cosa che non avevo mai fatto. Ho scritto direttamente alla coordinatrice dell’asilo.
In tanti mi avete chiesto come è andata a finire. Vi rispondo con la chat, perché da sola non riuscirei a raccontarla senza rimettermi a piangere.
La coordinatrice è la dottoressa ***. L’avevo vista una sola volta, il giorno dell’iscrizione, quando le ho spiegato che non potevo più permettermi i 400 euro al mese dell’asilo privato. Mi era sembrata gentile ma rigida, una di quelle che parlano di protocolli e moduli. Ho preso il suo numero dal foglio che ci avevano dato a settembre e le ho scritto in pausa pranzo, con il panino ancora incartato.
Non sapevo cosa aspettarmi. Avevo paura che difendesse la maestra, perché tra colleghe ci si copre. Avevo paura di peggiorare le cose per Samuele. Avevo paura e basta. Da quando non c’è più mio marito ho paura di tutto, anche di un messaggio che non arriva.
Quella mattina Samuele era all’asilo come sempre, con la sua felpa nera e lo zainetto. Io pensavo di conoscere mio figlio meglio di chiunque. Mi sbagliavo.”
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