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“Quattro ore. Tanto è servito al mio compagno per passare da “lascia il lavoro e stai a casa” a “sono fiero di te, amore”. Vi avevo promesso il seguito, ed eccolo: preparatevi, perché nemmeno io ero pronta.
Per chi si fosse perso la prima parte: sono Giulia, ho 33 anni e quel pomeriggio mi avevano appena promossa responsabile dell’ufficio acquisti. Il mio compagno Davide, invece di festeggiare con me, mi aveva proposto di dimettermi, fare un figlio e lasciare che fosse lui a portare i soldi a casa. Gli avevo mandato la lista delle spese che teniamo sul frigo, con i conti alla mano, e la discussione era finita con lui che doveva “andare a parlare con una persona”. Poi più niente.
La sera sono andata comunque a cena con le mie colleghe, come avevamo deciso da giorni. Abbiamo brindato, riso tanto e alla fine mi hanno fatto un regalo che conserverò per sempre. Il telefono è rimasto muto per tutta la cena, e vi giuro che ogni tanto lo controllavo sotto il tavolo.
Alla fine Marta, la collega con cui lavoro da sei anni, si è offerta di riaccompagnarmi a casa. Ero seduta accanto a lei in macchina, con il regalo ancora mezzo incartato sulle gambe, quando finalmente è arrivato un messaggio di Davide.
Vi dico solo una cosa: sono una di quelle che ascoltano tutti i vocali a velocità 1,5x. Non l’ho mai considerata una qualità. Fino a quella sera.”
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