“Ciao a tutti, mi chiamo Matteo, ho 30 anni e vi scrivo perché penso di aver raggiunto il limite e ho bisogno di capire se il problema sono io o se la gente ha completamente perso il senso del rispetto e della civiltà.

Abito al primo piano di un condominio e da quando si è trasferita una certa famiglia nell’appartamento di sopra, la mia vita è diventata un inferno. Tra camminate avanti e indietro al mattino presto, sedie trascinate come se non ci fosse un domani, lavatrici avviate in piena notte e, ciliegina sulla torta, il bambino che corre per tutta casa come se dovesse fare le Olimpiadi delle spine nel fianco, non ho più un attimo di pace. All’inizio ho cercato di portare pazienza. Ma quando ti alzi ogni mattina con le occhiaie e il male di vivere perché non sei riuscito a dormire a causa di quelli di sopra, capisci che anche la pazienza ha un limite.

L’altra sera, dopo l’ennesima festa fino a notte fonda, ho deciso di intervenire. Ho attaccato un bigliettino sulla loro porta con il mio numero di telefono e la richiesta di essere contattato per trovare un punto d’incontro.

Pensavo che davanti a un gesto distensivo ci sarebbe stato un dialogo. E invece no.

Vi lascio leggere la conversazione perché vorrei davvero il vostro parere. Voi cosa avreste fatto al posto mio? Si accettano suggerimenti.”

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