“Oggi mia figlia Carolina mi ha chiesto di essere ascoltata senza essere corretta.

Io li guardo i ragazzi di oggi e mi fanno tenerezza e paura insieme. Non perché siano “deboli” come dicono quelli che hanno sempre la frase pronta, ma perché vivono dentro un rumore continuo: notifiche, confronti, aspettative, giudizi. Devono essere brillanti, felici, interessanti, innamorati, e se non lo sono, se non sentono la gioia al momento giusto, l’amore al momento giusto, l’entusiasmo al momento giusto si convincono di essere rotti.

Il paradosso è che spesso di emozioni ne provano troppe, tutte insieme, e allora si proteggono. Si anestetizzano senza accorgersene. Carolina mi ha confessato di sentirsi così e io ho fatto l’unica cosa che potevo fare da madre: ho provato a non trasformare la sua crisi in un problema da risolvere in fretta. Questa è la nostra chat. E vi avviso: a un certo punto ho capito che non stavo solo consolando mia figlia, stavo imparando, insieme a lei, che le emozioni non si comandano… si ascoltano. E che a volte, per tornare a sentire, bisogna prima ammettere il vuoto.”

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