“Io e Luca siamo coinquilini da quasi un anno. Una convivenza normale, fatta di compromessi forzati, discussioni stupide per le pulizie, silenzi quando non si ha voglia di chiarire. Niente di diverso da quello che vivono in tanti. O almeno così credevo. Tra le mie cose ce n’era una che per me non era “una cosa”. Era una felpa grigia, vecchia, consumata. Apparteneva a mio padre. Uno dei pochissimi ricordi materiali che mi sono rimasti di lui. Luca lo sapeva. Gliel’avevo detto chiaramente, più di una volta, proprio perché avevo paura che qualcuno potesse toccarla o prenderla per sbaglio. Quel giorno gli ho scritto per una sciocchezza, senza alcun sospetto. Nel giro di pochi messaggi ho scoperto che quella felpa non era più in casa. Luca l’aveva data a una ragazza con cui era stato una notte, come se fosse una cosa qualunque. E soprattutto non aveva nessuna intenzione di chiamarla per farsela restituire. È lì che ho capito che non stavamo discutendo per una felpa. Ma per il rispetto, per i limiti e per quanto poco, a volte, le persone che vivono con te riescano davvero a capire cosa conta.”
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