“Io voglio tanto bene ai miei nonni. Per me ci sono sempre stati in ogni modo possibile, al contrario dei miei genitori. Mio padre se n’è andato di casa moltissimi anni fa, e mia madre… beh, è sempre stata assente e opportunista. Ad esempio: io ho sempre voluto studiare. Anche sia per il gusto di farlo, sia per costruirmi un futuro diverso. Ma mia madre non è mai stata d’accordo. Per lei l’università è tempo perso del tipo: “Trovati un lavoro vero”.

Io sto studiando lo stesso, mentre faccio due lavori, call center e baby-sitter nel fine settimana, per pagarmi le tasse e le mie cose.

Da quando mio fratello si è trasferito all’estero però tutto è ricaduto su di me. “Lui ha fatto la sua vita, tu sei qui”. Come se “esserci” significasse essere a disposizione totale, senza mai discutere.

Prima aiutavo, poi mi sono ritrovata a gestire tutto, perché mamma non vuole pagare una badante full time… quindi: visite mediche dei nonni, spese, lavatrici, medicine, notti in bianco. E tutto questo mentre studio e lavoro part-time, cercando di mantenere un equilibrio che non ho mai scelto.

Per mia madre, però, non basta mai. Lei si sveglia tardi, dice che è stanca, e io dovrei annullarmi perché “tanto non ho niente da fare”.

Non parlo per farmi compatire. Ma c’è un limite a tutto. E quando ho provato a spiegarle come mi sentivo davvero, quando ho osato dire “basta”, la sua reazione mi ha fatto capire una cosa: non ero figlia.
Ero solo una stampella.

Ma ora ho deciso che non cammineranno più sopra di me.”

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