“Sono Anna, ho 34 anni e sono una cattiva figlia.
Da tre anni ho praticamente smesso di vivere per fare da infermiera, badante e carceriera a mio padre, malato di Alzheimer. Ho rinunciato a tutto: alla mia vita, al mio lavoro, alle mie amicizie e, soprattutto, alla mia salute mentale.
Ogni giornata è diventata una corsa contro il tempo, tra medicine, notti insonni, crisi, fughe e la paura costante che potesse succedere qualcosa di orribile. Io so che l’inferno esiste: ci vivo ogni giorno, è la mia vita.
Dopo l’ennesimo crollo fisico e l’ennesima fuga di mio padre in piena notte, ho preso la decisione più straziante della mia vita: avviare le pratiche per la RSA. Non perché non gli voglia bene, ma perché non sono più in grado di occuparmi di lui da sola, non ce la faccio.
Poi.. voglio tornare ad avere una vita? Si certo anche quello.
Ma soprattutto non ne posso più.
Voglio dormire una notte intera.
Voglio mangiare un pasto decente seduta a un tavolo con calma come una persona normale.
Voglio farmi una doccia senza angoscia che lui si lanci dalla finestra.
Voglio tornare a vivere.
Ovviamente però chi non ha mai mosso un dito in questi tre anni ora si è improvvisamente ricordato di noi e ha deciso di salire in cattedra. Mia cugina – che vive a 20 minuti di macchina da qui ma non si è mai fatta vedere una volta che sia una – ha pensato bene di scrivermi per darmi una lezione di vita e di morale e per spiegarmi quanto io sia una cattiva figlia. Anzi proprio una persona orribile. Leggete.”
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