“C’è un’età in cui il mondo non diventa più grande.
Diventa più complicato.
Per me è successo senza avvisare. Un giorno guidavo, facevo la spesa, entravo negli uffici, parlavo con i medici. Il giorno dopo mi sono trovata davanti a schermi pieni di scritte, password che non ricordo, codici che scadono, voci registrate che mi dicono di “restare in linea”.
Ho settantadue anni.
Non cento.
Settantadue.
Vivo sola da quando mio marito è morto. Non mi sono mai sentita una donna fragile. Ho lavorato quarant’anni, cresciuto una figlia, tenuto insieme una casa con poco e con dignità. Non ho mai chiesto molto. Anzi, ho sempre pensato che chiedere fosse una debolezza.
Poi è arrivata questa visita.
Il cuore che batte male.
Il medico che dice “meglio controllare”.
Al telefono non rispondono mai. Mi hanno detto di prenotare online…
Online.
È lì che ho capito che non avevo paura della malattia.
Avevo paura di restare sola davanti a qualcosa che non capivo più.
Ho pensato a mia figlia anche se da quando è andata via di casa e ha cominciato a frequentare certa gente è diventata un’estranea.
Ho rispettato le sue scelte anche se facevano male. Ma in quel momento mi serviva una mano. E non immaginavo che, chiedendola, avrei scoperto di essere diventata un peso.”
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