“Il mio datore di lavoro non vuole accendere i condizionatori in ufficio. Mi prenderò la malattia a oltranza finché non si deciderà ad accenderlo. Mi dispiace per lui. Io non sono una macchina da lavoro. Non sono una pezza da strizzare e da trattare come un animale. Sono un essere umano e mi merito condizioni di lavoro serene. Nell ufficio dove lavoro io, il condizionatore è solo arredamento. Potrebbe essere pure di cartone, vuoto dentro, sarebbe lo stesso. Il mio datore di lavoro non me lo fa accendere. Io grondo, ho la fronte costantemente bagnata, come le tempie e i capelli. Mi colo come se mi buttassero un secchio di acqua di sopra. Arrivo a casa che i vestiti li posso strizzare . non è vivibile. Non ci posso fare niente se fa un caldo boia. Mi devi garantire serenità a lavoro. Mi dite come posso lavorare se sono zuppo, con quasi 40 gradi??? La mente mi si annebbia, mi sento nervoso e cerco di fare il lavoro velocemente pensando che così me ne andrò prima a casa. In questo periodo ho superato il numero di giorni di malattia. Ma io non torno a lavoro finchè quel dannato condizionatore non verrà attivato!!”
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