“Io nella vita faccio la terapeuta e, fino a poco fa, pensavo fosse una di quelle informazioni neutre da dire quando qualcuno ti chiede che lavoro fai. Cioè, non proprio una cosa sexy da mystery girl, ma nemmeno un dettaglio pericoloso. Al massimo ti becchi la classica risposta “allora adesso mi analizzi ahah”, che già dopo la centesima volta ti fa venire voglia di cambiare identità, però finiva lì. O almeno così credevo.

Perché uno pensa sempre che il problema, sulle app di incontri, siano le bio imbarazzanti, i fissati con la palestra, quelli che scrivono “solo persone semplici” e poi hanno l’ego di un sovrano assoluto. Non pensi mai che il vero errore sia dire il tuo lavoro con sincerità o renderlo leggibile a tutti. Dopo questa chat, comunque, ho capito una cosa importante: dalla prossima volta dirò che vendo piastrelle. O che faccio disinfestazioni. Qualsiasi cosa, basta che nessuno si senta autorizzato a trasformare Tinder in un pronto soccorso psichiatrico o in una di quelle sedute che cercano di scroccarti gli amici “aggratis”.”

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