“Mi chiamo Beatrice, ho 27 anni e avevo paura che il problema più grande di un primo appuntamento potesse essere scoprire di non avere niente in comune con l’altra persona. Poi ho conosciuto Matteo e ho capito che, a volte, le sorprese arrivano anche il giorno dopo. Ci eravamo conosciuti da poco e avevamo deciso di uscire a cena. Lui aveva scelto il ristorante, un posto piuttosto costoso, e durante la serata non si era fatto mancare niente, dal vino agli antipasti. A un certo punto aveva anche detto che avrebbe pensato lui a tutto, quindi non mi ero preoccupata particolarmente del conto. La serata, in realtà, non era andata male. Matteo mi sembrava un ragazzo interessante, anche se aveva qualche opinione un po’ particolare sulle relazioni e cose un po’ da chi non esce da un abbastanza tempo con una ragazza. Niente che mi avesse fatto venire voglia di alzarmi dal tavolo e andarmene, comunque. Il giorno dopo, però, mi è arrivato un suo messaggio che ha cambiato completamente la mia impressione. Mi chiedeva di mandargli 48 euro, esattamente la metà di quanto avevamo speso a cena. Fin qui, nulla di scandaloso: se avessimo deciso di dividere il conto, non avrei avuto alcun problema a farlo. Il punto è che Matteo sosteneva di avermi invitata soltanto per organizzare la serata, non per offrirmi la cena. E, soprattutto, ha iniziato a spiegarmi che il conto era stato una specie di prova per capire che tipo di donna fossi. A quel punto ho capito che quei 48 euro erano probabilmente la parte meno fastidiosa di tutta la faccenda. Prossima volta per sicurezza propongo di andare a mangiare un kebab così magari evito sorpresine del genere…”

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