“Mi chiamo Aurora e convivo con Lucio da tre anni. La nostra relazione si regge su un equilibrio precario fatto di divisione chirurgica dei compiti domestici e un tacito accordo: ognuno ha i suoi spazi. Oggi pomeriggio ero in riunione su Zoom con il mio capo ed era fondamentale che io sembrassi professionale, tranquilla e padrona della situazione. Peccato che Lucio, tornato a casa prima del previsto per un attacco di febbre, abbia deciso di fare ordine nel mio armadio personale — quello chiuso a chiave in camera da letto dove tengo le mie cose private e che gli avevo espressamente vietato di toccare.
A metà della mia presentazione sulle vendite trimestrali, il telefono sulla scrivania inizia a vibrare senza sosta. Non posso rispondere a voce perché il microfono del computer è aperto e sto parlando davanti a dodici colleghi. Lucio lo sa benissimo, sa che sono bloccata in chiamata ed è proprio per questo che sceglie di scrivermi anziché venire nell’altra stanza. Quando do un’occhiata allo schermo del cellulare, il cuore mi salta in gola: ha forzato la serratura e ha trovato quello che non doveva assolutamente trovare.”

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