“Ciao a tutti. Mi chiamo Elena, sono al settimo mese di gravidanza e, teoricamente, questo dovrebbe essere il periodo più dolce, emozionante e radioso della mia intera esistenza. Tutti mi avevano assicurato che avrei vissuto in una bolla di pura gioia, tra i primi calcetti nella pancia, la scelta della culla e i sogni ad occhi aperti sul futuro. Invece, mi ritrovo prigioniera di un incubo quotidiano che ha un nome e un cognome ben precisi: Luisa, mia suocera. Quella che all’inizio sembrava una donna solo un po’ troppo premurosa, si è rivelata col tempo una presenza asfissiante, manipolatrice e profondamente tossica. Da quando ha scoperto che porto in grembo un maschio, la situazione è degenerata oltre ogni limite immaginabile: ha perso completamente il contatto con la realtà e con il rispetto basilare verso di me. Ai suoi occhi, io ho smesso di essere una persona dotata di sentimenti, desideri e volontà; per lei sono diventata un semplice contenitore, un tramite biologico necessario per la venuta al mondo di quello che definisce ossessivamente il suo erede. La sua invadenza è diventata una forma di stalking psicologico: mi tempesta di messaggi a ogni ora del giorno e della notte, pretende di monitorare minuziosamente la mia dieta e ha già deciso unilateralmente ogni dettaglio del futuro di mio figlio come se io non esistessi. Mi sento letteralmente derubata della mia stessa maternità. L’ultima chat che abbiamo avuto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Io e mio marito siamo ancora scossi… davvero può arrivare fino a questo punto nel suo delirio in cui crede fermamente di essere la vera madre di un bambino che non è suo?”
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