“Da quando è nata Sofia, tutti hanno avuto qualcosa da dire.
“Vedrai che poi ti abitui.” “Il nido le farà bene.” “Dopo qualche giorno non ci penserai più.”
Io invece ci pensavo eccome.
Più si avvicinava il momento di tornare al lavoro, più mi sembrava assurdo. Sveglia presto, portarla al nido, correre in ufficio, passare la giornata a guardare l’orologio e poi riprenderla la sera quando ormai sarebbe stata stanca. Tutto questo per cosa? Per dire che avevo ripreso la mia vita di prima?
La mia vita di prima non esisteva più.
Avevo anche provato a trovare una soluzione diversa. Un part-time, qualche giorno da casa. In azienda, però, sembrava che stessi chiedendo un favore enorme. Come se avere una figlia fosse un problema mio da sistemare senza disturbare nessuno.
Marco continuava a dirmi che avremmo trovato un modo. Che dovevamo pensarci bene, fare due conti, magari aspettare ancora un po’.
Io i conti li avevo già fatti.
E sinceramente ero stanca di dover giustificare ogni cosa.
A un certo punto ho pensato che, se continuavo ad aspettare che tutti fossero d’accordo, non avrei deciso mai niente.
Così ho fatto quello che mi sembrava più giusto.
Per Sofia, soprattutto.
Anche se sapevo già che Marco non l’avrebbe presa bene. Ma un uomo capirà mai? Datemi sostegno ragazze!”
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