“Mio padre vive in una RSA economica. Non è maltrattato, non è abbandonato, non è solo dal punto di vista burocratico. È assistito. Punto. Il problema è che è lucido. Lucido abbastanza da soffrire ogni giorno. Lucido abbastanza da scrivermi messaggi lunghi, ragionati, educati, in cui mi chiede di portarlo via da lì. A casa mia. O in una struttura migliore.
Io lavoro. Ho una famiglia. Ho spese che non posso cancellare. Non ho abbastanza soldi per una RSA diversa e non ho nessuna intenzione di trasformare casa mia in una corsia. Non perché sono un mostro, ma perché so che non reggerei. E non voglio mentire dicendo il contrario.
C’è una storia prima di tutto questo. Una storia di assenze, di scelte fatte da lui, di una vita che io ho dovuto imparare a costruire senza un padre. Ora quella storia bussa alla mia porta sotto forma di dovere, leggi, firme, responsabilità.
Tra poco sarà Natale.
E io non so ancora che posto avrà lui, se ne avrà uno, in quei giorni.”
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