“A settembre mi sono trasferito fuori sede per iniziare il primo anno di università. Dopo settimane di ricerche ho firmato un regolare contratto di locazione con la proprietaria per una stanza singola in un appartamento misto di tre persone. Le altre due inquiline sono Martina e Rebecca (entrambe di 23 anni), studentesse all’ultimo anno che vivono lì da tempo. Prima ancora che io metta piede in casa con gli scatoloni, Martina mi scrive su WhatsApp per “spiegarmi le regole”.

Da quello che doveva essere un benvenuto formale si è passati a un vero e proprio interrogatorio discriminatorio: forti dei loro quattro anni in più si sono messe in cattedra trattandomi da ragazzino immaturo e, soprattutto, da potenziale pervertito o sporcaccione solo in quanto maschio. Pretendevano coprifuoco in corridoio, orari per il bagno per “non vederle svestite” e limitazioni assurde solo perché non volevano rinunciare alla loro libertà di girare mezze nude per casa. Davanti alle loro manie di superiorità, ho dovuto chiarire subito chi comanda davvero: il contratto registrato.”

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