“Quando le ho fatto quel regalo non stavo pensando a quanto valesse, ma a lei. A quello che mi aveva detto mesi prima, a una conversazione buttata lì, a una cosa che le piaceva davvero. Per me i regali hanno sempre funzionato così: non come dimostrazioni di potere, ma come gesti. Non sono mai stato uno che misura l’amore in cifre, né uno che compete con gli altri per dimostrare qualcosa.
Con lei, però, da un po’ di tempo, avevo iniziato a sentirmi in difetto senza capire bene perché. Ogni volta c’era qualcuno di mezzo: un’amica, una storia su Instagram, un confronto implicito che non avevo chiesto. Io cercavo di stare al passo, di non sembrare quello “tirchio”, quello che non capisce. Pensavo fosse normale, che fosse solo un modo diverso di vedere le cose.
Questa chat nasce così. Non da una lite. Non da un insulto. Ma da una delusione che, messaggio dopo messaggio, si è trasformata in qualcosa di molto più chiaro. Ho capito che non stava parlando del regalo. Stava parlando di me. Di quanto valgo. Di quanto sono all’altezza.
E mentre lei parlava di standard, io mi sono reso conto di una cosa semplice e dolorosa: stavo cercando di essere scelto da qualcuno che aveva già deciso quanto dovevo pagare per restare.”
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