“Non è che gliel’ho nascosto. È che quando ci siamo conosciuti era tutto leggero, spontaneo, senza etichette pesanti addosso. Uscivamo, ridevamo, facevamo progetti a brevissimo termine. Io nell’esercito ci voglio entrare da sempre. Non è un colpo di testa. Ho fatto le selezioni, le prove fisiche, i colloqui. Ero già in graduatoria prima ancora di sapere il suo nome, prima del nostro primo caffè. Poi è arrivata la conferma ufficiale. Parto tra una settimana.
Quando gliel’ho detto, pensavo che la parte difficile sarebbe stata la distanza. Le missioni. Le chiamate a orari improbabili. Il rischio di non vederci per mesi. Mi aspettavo paura, magari rabbia, forse una discussione grossa.Non mi aspettavo che iniziasse a riorganizzare la sua vita attorno alla mia. Ha parlato di lasciare il lavoro, di seguirmi ovunque mi assegnino, di “trovare qualcosa lì”. E più cercava di incastrarsi nei miei spazi, più io sentivo un peso crescere.
Non perché non mi amasse.
Ma perché sembrava non avere altro da scegliere.”

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