“È passato un anno da quando abbiamo divorziato, e ancora oggi ci sono mattine in cui mi sembra di stare parlando con un estraneo.
O forse no, forse è peggio: perché lo riconosco benissimo, solo che adesso non fa più nemmeno finta. Se n’è andato per una più giovane, con quella faccia da uomo stanco della routine che però trova sempre energie nuove quando si tratta di rifarsi una vita da capo.
All’inizio ci ho sofferto da morire, poi ho smesso di contare le umiliazioni e ho iniziato a contare le cose pratiche: l’asilo, le visite, le febbri, i turni, la spesa, i cambi, le notti storte.
Virginia in tutto questo è l’unica cosa limpida. È piccola, ha i suoi momenti, i suoi capricci, le sue giornate no. Ma quando ride ti sistema il fiato.
E proprio per questo certe cose mi fanno impazzire ancora di più. Perché puoi smettere di essere un marito, puoi smettere di essere un compagno, puoi pure innamorarti di un’altra e sparire con una dignità discutibile.
Però padre no. Padre non lo smetti a weekend alterni, quando ti gira, quando hai altro da fare, quando la tua serenità improvvisamente vale più di una bambina che ti aspetta.
E quel giorno, da un messaggio all’altro, l’ho capito fin troppo bene.”
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