“Sono una maestra, ho ventinove anni e amo il mio lavoro con una passione che, a volte, mi fa dimenticare quanto la realtà esterna alle mura scolastiche possa essere rigida. In questa quarta elementare, i miei alunni non sono solo numeri di un registro, ma piccole menti che si affacciano al mondo con una curiosità disarmante e, spesso, con preconcetti che arrivano dritti da casa. Per me, educare significa anche questo, offrire loro gli strumenti per guardare oltre, per capire che la gentilezza e l’inclusione non sono concetti astratti, ma il collante di una società civile. Quando, durante una conversazione spontanea nata in classe, ho usato quell’immagine per spiegare che l’amore non segue percorsi obbligati, l’ho fatto con la convinzione di chi semina semi di rispetto. Non avrei mai potuto prevedere che quella lezione, intrisa di normalità e apertura, si sarebbe trasformata nel detonatore di una furia inaspettata. Il giorno dopo, infatti, contro ogni aspettativa considerando che era andata bene, una mamma mi scrive mandandomi la stessa immagine che poi avevo caricato sul portale.”

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