“Mia nuora non vuole che sua figlia impari a leggere e ha sette anni.

Scrivo con calma, come mi viene naturale fare alla mia età, perché alzare la voce non è mai servito a educare nessuno. Io sono una nonna, di quelle cresciute con il sillabario sul tavolo della cucina, le ginocchia sbucciate e la maestra che ti guardava negli occhi. Da mesi osservo mia nipote. È sveglia, curiosa, fa domande bellissime. Ma i libri restano chiusi. “Non è il momento”, dice sua madre. “La lettura arriverà quando sarà pronta”. Io annuisco, per educazione. Poi torno a casa con un peso sul petto. Sette anni, penso. A sette anni io leggevo ad alta voce a mio padre. Non per bravura, per normalità.

Ho provato a parlarne con gentilezza. Una frase qui. Un consiglio là. Sempre respinto con sorrisi tesi e parole moderne che non so maneggiare. Educazione dolce, tempi personali, libertà. Intanto la bambina guarda le lettere come se fossero un segreto proibito.

Così ho scritto questa chat. Con rispetto. Con affetto. Ma a un certo punto ho fatto una cosa. Una cosa che forse una nonna non dovrebbe fare. E non so ancora se me ne pentirò.”

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