“Mi chiamo Valentina e Chiara era mia sorella. Dico “era” solo perché a un certo punto la vita ti obbliga a usare i verbi sbagliati, anche se dentro certe persone restano al presente.

Chiara è mancata quasi sette mesi fa, all’improvviso, lasciando quel tipo di vuoto che non fa rumore, ma occupa tutto.

Dopo il funerale, le sue amiche mi aggiunsero al loro gruppo: “Noi 5”. Io non scrissi quasi mai. Mi sembrava di entrare in una stanza che era stata loro, di foto condivise per ricordo e cose che capivo solo a metà. Però sono rimasta lì. In silenzio. Come se, in qualche modo, quel gruppo tenesse ancora accesa una lucina di lei.

Poi non è arrivato più niente. Per mesi, nessun messaggio. Solo il nome del gruppo fermo sul telefono, come una porta chiusa. Ho avuto paura che l’avessero dimenticata…

Finché una mattina, finita lezione all’uni ho visto tantissimi messaggi nel gruppo. Ho letto tutto senza riuscire a staccarmi. E più andavo avanti, più capivo che certe amicizie non finiscono davvero. Cambiano forma, fanno male, ma trovano comunque un modo per restare. Anche quando sembrano finite per sempre…”

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