“Mi chiamo Martina, ho 28 anni e la mia colpa è credere alle parole anche quando i fatti sembrano sbatterci contro a mille chilometri all’ora Con Andrea stiamo insieme da quasi quattro anni. Non una storia da film, ma una di quelle normali: messaggi durante il giorno, cene improvvisate, weekend decisi all’ultimo. Lui è sempre stato così, un po’ vago, poco incline ai programmi, ma io mi sono detta che era solo il suo modo di vivere le cose. Tanto contano i sentimenti, no? Il Natale, però, per me non è mai stato “una data come le altre”. È un momento che associo alla famiglia, alla presenza, al sentirsi scelti. E Andrea questo lo sapeva. Ne avevamo parlato, più volte. Non avevamo deciso nulla di concreto, è vero, ma ogni volta che accennavo al 25 dicembre lui rispondeva con frasi tipo “vediamo, poi organizziamo bene, penso io a tutto, tranquilla” e il resto delle solite cavolate che conoscerete tutti. Io ci ho creduto. Ho smesso di chiedere, convinta che fosse sottinteso. Convinta che, anche senza grandi piani, Natale lo avremmo passato insieme. Il 23 dicembre, mentre stavo facendo la spesa tra lucine, panettoni e gente nervosa, mi è arrivato il suo messaggio, tono emergenziale ma dietro…zero sostanza. Non sapevo ancora che, leggendo quella chat, avrei capito una cosa: che Andrea non rimandava le decisioni perché era confuso… ma perché sperava che io non facessi domande troppo precise.  Perché, mentre aspettavo le sue deliberazioni, lui si era già organizzato da settimane.”

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