“A casa mia devo bussare per chiedere se mio figlio viene a mangiare. Busso, aspetto che finisca di parlare con quelli delle cuffie, poi magari mi sento dire che arrivo nel momento sbagliato. E io penso…ma chi è l’ospite, qui? Lui ha quarant’anni. Lo preciso perché altrimenti, leggendo questi messaggi, qualcuno penserà che sto parlando di un ragazzino. Io alla sua età avevo una famiglia sulle spalle. Lui ha sempre qualcosa da finire al computer, una persona che lo aspetta collegata, un impegno che a quanto pare conta più di qualunque cosa gli chieda suo padre. Non pretendo che mi ringrazi ogni volta che apro il frigorifero. Pretendo però che si accorga che qualcuno quel frigorifero lo riempie. Mi dicono che sono rimasto indietro, che adesso ci si diverte e ci si conosce anche così. Sarà. Ma le bollette continuano ad arrivare a me, quelle non sono diventate virtuali. Vi mando la conversazione perché voglio sapere una cosa…un padre deve continuare a lasciar correre anche quando si accorge che aiutare suo figlio è diventato mantenerlo a vita?”

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