“Io le bollette non le pago con le belle parole. Mi alzo, vado a lavorare e quando torno ho ancora in testa quello che c’è da pagare. Mi chiamo Davide, sono sposato con Elena e abbiamo un bambino di sette anni. Sono cresciuto con un padre che portava a casa lo stipendio e una madre che mandava avanti tutto il resto. Nessuno dei due valeva meno dell’altro, ma non passavano le giornate a discutere su a chi toccasse cosa. Oggi sembra che una donna che si occupa della famiglia sia per forza una poveretta da salvare. Bisogna avere tutti la propria vita, i propri soldi, i propri spazi. Poi però mi spiegate cosa resta del matrimonio, a parte dividere l’affitto. Io a mia moglie non ho mai chiesto di contribuire a una rata. Mi sono preso quella responsabilità e non mi sono tirato indietro. Sarò poco romantico, ma per me esserci significa anche questo. Certo, se i soldi li devo far bastare, voglio sapere dove vanno. Non mi sembra una pretesa assurda. Venerdì Elena mi ha scritto per chiedermi venti euro e le ho domandato a cosa le servissero, com’è giusto che sia.”
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