“Non sono contro i matrimoni.
Sono contro l’idea che siano diventati una prova d’amore a pagamento. Location al nord, hotel convenzionato, tre giorni di festeggiamenti, abito nuovo, viaggio, regalo “adeguato”. Adeguato a cosa, poi, non si sa.
Quando mia cugina ha fissato la data, noi eravamo già in un periodo complicato. Mio padre senza lavoro stabile, mia madre che faceva i conti con la calcolatrice sul tavolo, io che rimandavo qualsiasi spesa non urgente. Andare significava affrontare un viaggio lungo, albergo, giorni di ferie non pagate, più il regalo. Non era una questione di voglia. Era matematica.
Abbiamo deciso di non andare. Non con leggerezza. Le abbiamo mandato un regalo che per noi era tanto. Pensavo capisse.
Invece ha capito un’altra cosa.
Che non esserci equivaleva a non tenerci abbastanza.
E da lì non è stato più un matrimonio mancato.
È diventata una misura di quanto vali quando non puoi permetterti di dimostrarlo.”
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