“All’inizio mi dicevo che stavo esagerando io.
Che ero io troppo attenta, troppo sospettosa, troppo pronta a vedere problemi dove non ce n’erano.
Lui parlava spesso di sua madre.
All’inizio mi sembrava tenerezza.
Poi è diventata presenza.
Poi riferimento.
Poi misura di confronto.
Ogni cosa passava da lì:
“a mia madre piace così”,
“mia madre farebbe in questo modo”,
“mia madre dice sempre che…”.
Ridevo.
Sorridevo.
Mi dicevo che non era una gara.
Quando sono andata a casa sua ho notato i dettagli:
le foto ovunque, le chiamate continue, il modo in cui si irrigidiva se lei scriveva mentre eravamo insieme.
Una volta ho chiesto, per scherzo, se non fosse un po’ troppo.
Mi ha risposto che “certe cose le capisci solo quando ami davvero”.
Ho lasciato perdere.
Come si fa sempre, quando non vuoi sembrare quella sbagliata.
Poi è successa quella sera.
Un momento che avrebbe dovuto essere intimo, normale, nostro.
E invece ha fatto crollare tutto in un secondo.
Non per la parola in sé.
Ma per quello che ha rivelato.
Perché quando una persona sbaglia nome,
non è solo un lapsus.
È una verità che scappa fuori.”
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