“Mi chiamo Fabio, ho 54 anni e vivo con Marta, mia moglie, e con le nostre due figlie, Giulia che ha 19 anni e ha appena iniziato Lettere, e Bianca che ne ha 16. Sono tre donne attentissime ai diritti, alla parità di genere, agli stipendi uguali, e su questo sono d’accordo con loro, sia chiaro. Il problema è che da un po’ di tempo in casa nostra si dice “tutte”. Tutte noi andiamo al mare, tutte noi siamo a cena dalla nonna, tute noi abbiamo deciso. Giulia ha perfino rinominato il gruppo di famiglia “Tutte noi”, e io ci sono dentro. Secondo loro siamo tre donne e un uomo, quindi è giusto così, perché per secoli è stato il contrario. Giovedì scorso, prima di uscire, ho aperto il frigo e ho visto il barattolo del lievito madre che Marta coccola come un terzo figlio. Allora ho preso un post-it e ci ho scritto sopra una cosa. Quel giorno restavo in ufficio fino a tardi e la sera avevo il calcetto con gli amici, quindi pensavo che la questione si sarebbe chiusa con una risata. Invece nel pomeriggio Marta l’ha trovato e mi ha scritto. A un certo punto le ho proposto un patto, e lei ha accettato in un secondo. Forse troppo in fretta. Vi mando la chat. Ditemi voi se sono io quello esagerato.”