“Io questa cosa non la vedo così assurda come la fa passare lui.

Davvero, a volte mi sembra che stiamo parlando due lingue diverse.

Questa bambina io l’ho voluta.
Cercata per due anni.

Non è arrivata per caso, non è stato un errore, non è che mi sono trovata in mezzo a una situazione più grande di me.

L’ho voluta io.

E proprio per questo mi dà ancora più fastidio come sta reagendo lui.

Perché non è che io non sappia cosa significa avere un figlio.

Ma non significa nemmeno smettere di essere una persona.

Non significa sparire.

E questa cosa io gliel’ho sempre detta.

Sempre.

Anche prima di rimanere incinta.

Che non volevo annullarmi completamente, che avevo bisogno dei miei spazi, della mia vita, delle mie cose.

E lui era d’accordo.

Anzi, diceva che era una delle cose che gli piacevano di me.

L’indipendenza.

Adesso invece sembra che si sia dimenticato tutto.

Basta una settimana via e diventa una tragedia.

Come se stessi facendo qualcosa di assurdo.

Quando in realtà sto solo cercando di respirare un attimo.

E poi scusa… non è che lo lascio con uno sconosciuto.

È il padre.

Può stare con sua figlia.

Non vedo il problema.

Anzi, dovrebbe essere pure normale.

Solo che ogni volta devo sentirmi in colpa, come se stessi facendo qualcosa di sbagliato.

E questa cosa sinceramente mi stanca.

Perché più lui insiste, più io mi convinco che il problema non sono io.”

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