“Caro Babbo Natale, ti scrivo da una casa che conosco a memoria. Le pareti, le strade, i silenzi. Ti scrivo da un paesello dove sono nata, cresciuta e dove adesso vivo. Un posto che è “casa”, ma che per me è diventato una stanza senza finestre. Io qui non voglio più stare. E, se devo dirtelo fino in fondo, qui non voglio nemmeno morire.

Vivo con il mio compagno. Uno che parla sempre più forte, uno che deve avere sempre ragione, anche quando torto e ragione non servono a niente. Uno che si arrabbia in fretta e poi dice che è colpa mia. Che sono io a farlo diventare così. Qualunque cosa io dica, lui me la rimanda indietro come uno specchio, ribaltata, deformata, usata contro di me. E io, Babbo Natale, sono stanca. Stanca di spiegarmi, di giustificarmi, di dubitare perfino delle mie parole.

Io non sono infelice perché voglio troppo. Sono infelice perché qui non succede più niente dentro di me. Perché ho voglia di cose nuove da cercare, di stimoli, di strade che non conosco. Ho voglia di sentirmi viva.

So che non sei un mago. E nemmeno io ti chiedo miracoli. Non ti chiedo che lui cambi, non ti chiedo di rendere questo posto diverso da quello che è. Ti chiedo una cosa sola, che è la più difficile di tutte: il coraggio.

Il coraggio di lasciare una persona anche quando non è “cattiva”, ma non è giusta per me.
Il coraggio di andarmene.

Dammi il coraggio per uscire da qui, anche tremando.

Con sincerità,
una ragazza che vuole ancora vivere.

Gabriella”

 

 

 

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