“Mio figlio non è venuto alla cena che avevo preparato per lui e sua moglie. Mi vergogno a dirlo ma ho pianto. E questo per un signore di 73 anni è una vergogna, una sconfitta. Faccio parte di quella generazione chiamata boomer. Siamo nati negli anni Cinquanta, subito dopo la guerra. Siamo cresciuti senza sapere cosa era una carezza e per questo abbiamo cresciuto male i nostri figli, che sono egoisti e pieni di paure. Io mi ricordo di mio padre come di una persona tutta di un pezzo che più di una volta me le ha date con la cinghia. E mi ricordo che lavoravo da bambino con lui a vendere corredi con la macchina. Un lavoro di lusso si diceva a quei tempi. Ricordo quando tornavo a casa stanco con mia mamma che aveva preparato la frittata di patate mi bastava questo per sentirmi felicissimo. Quando mi sono sistemato, così si diceva una volta, e mi sono sposato mi sentivo libero finalmente di potere avere e fare quello che volevo. Ero orgoglioso di avere la mia famiglia, una famiglia tutta mia. ma poi mia moglie mi ha lasciato… e io sono rimasto solo a chiedermi dove avevo sbagliato con mio figlio che mi guardava senza capire. È stato solo per mio figlio che ho cercato di riprendermi e di non cadere nel vortice nero della tristezza e della rabbia. Lo guardavo e mi veniva la motivazione per andare a lavorare. Mio figlio non capiva niente e mi guardava anche lui e stavamo a tavola senza parlare. Senza capirci e non gli ho mai detto quando era piccolo che era solo per lui che andavo avanti, che lui mi dava la forza e che era l’unica gioia della mia vita. poi se n’è andato anche lui….”

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