Nonostante i progressi degli ultimi decenni, l’accesso delle donne al mondo del lavoro rimane una sfida aperta in molti Paesi, l’Italia compresa.

Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel 2022 la partecipazione femminile al mercato del lavoro globale si è attestata al 47,1%, contro il 74,6% degli uomini. In Italia, la situazione è ancora più critica: nel 2021 solo il 48,2% delle donne tra i 15 e i 64 anni era occupata, contro il 66,1% degli uomini.

Le ragioni di questa disuguaglianza sono molteplici e complesse. Innanzitutto, le donne sono ancora vittime di stereotipi di genere che le penalizzano in ambito lavorativo. Sono considerate meno capaci degli uomini, meno disponibili a sacrificare la vita privata per la carriera, meno adatte a lavori fisicamente impegnativi o a posizioni di responsabilità.

Inoltre, le donne sono spesso costrette a interrompere o ridurre l’attività lavorativa per occuparsi della famiglia e dei figli, in assenza di servizi pubblici di cura adeguati. Questo comporta una perdita di reddito e di opportunità di carriera, con conseguenze negative sulla pensione e sul benessere economico a lungo termine.

 

CONTINUA A LEGGERE QUESTA STORIA CLICCANDO QUI SOTTO SU “SUCCESSIVA”