“Quando ti fidi di un’amica, abbassi le difese senza accorgertene.
Le racconti cosa ti piace, cosa ti ha fatto battere il cuore, cosa ti ha fatto sentire vista dopo tanto tempo. Non per competere, ma per condividere. Per sentirti capita.

All’inizio è tutto leggero. Commenti buttati lì. Mezze frasi. Avvertimenti mascherati da premura.
“Lo dico per te.”
“Fidati, certe cose le riconosco subito.”
“Ti proteggo io.”

E tu ascolti. Perché pensi che venga dall’affetto.
Perché ti dici che forse sei tu quella ingenua. Che magari stai idealizzando troppo. Che è giusto fermarsi un attimo, riflettere, fare un passo indietro.

Poi però qualcosa si sposta.
I consigli diventano direttive.
Le preoccupazioni diventano colpe.
Il confine tra protezione e controllo si fa sottile, quasi invisibile.

E senza accorgertene, ti ritrovi a giustificarti per pensieri che erano solo tuoi.
A chiedere permesso per emozioni che non avevano fatto male a nessuno.
A sentirti in difetto per aver desiderato qualcosa prima ancora di averla vissuta.

Finché capisci che non stai più parlando di un uomo.
Stai parlando di chi ha il diritto di decidere al posto tuo.”

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