“Fare il ristoratore oggi non significa solo cucinare, organizzare una sala o mandare avanti un’attività. Significa soprattutto imparare a gestire le persone. Tutte. Quelle gentili, quelle esigenti, quelle confuse e quelle che arrivano con aspettative che non hanno nulla a che fare con il cibo. Ogni sera apriamo le porte cercando di offrire un’esperienza onesta, fatta di lavoro, attenzione e rispetto. Ma sempre più spesso mi accorgo che non basta. Perché ormai il ristorante non è più solo un luogo dove mangiare: è diventato uno spazio su cui proiettare frustrazioni, stati d’animo, percorsi personali e disagi che nulla c’entrano con ciò che serviamo a tavola. Io credo nella professionalità, nei limiti chiari, nel fatto che un locale debba fare bene il suo mestiere senza doversi trasformare in un centro di accoglienza emotiva. Accetto le critiche, anche quelle dure, quando però parlano di quello che facciamo davvero. Nella mia carriera ne ho conosciuti tanti di clienti, ma mai nessuno come questa Amanda…”
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