“Sono fidanzato con Francesca e, credetemi, ci ho messo tutto l’impegno del mondo per farmi andare bene il suo carattere. All’inizio pensavo fosse solo entusiasmo: messaggi di continuo, chiamate, “facciamo questo, facciamo quello”, i soprannomi assurdi che mi spiattellava addosso. “Cuoricino”, “polpetta”, “orsetto”: sembrava di essere finito in una chat per bambini di cinque anni. E io, che già ero stressato dagli esami, cercavo di prenderla con filosofia.

Ma il problema è che non si è mai fermata. Anzi, è peggiorata. Se esco con gli amici mi scrive ogni mezz’ora, se sto studiando mi propone di “studiare insieme” anche se facciamo facoltà diverse, se sparisco per un paio d’ore lei è già convinta che sia arrabbiato. Non ha capito che io ho bisogno di spazi, di momenti per me, di respirare.

E non è che non la sopporti: Francesca è una ragazza dolce, ci tiene davvero. Ma quando l’affetto diventa ossessione, quando non puoi più alzare lo sguardo dal libro senza trovare venti notifiche sul telefono, ti senti soffocare.

Questa è la chat in cui, dopo l’ennesima raffica di nomignoli e proposte assurde, io sono letteralmente sbottato. Non l’ho fatto con leggerezza: ero esausto, nervoso, e ho detto cose che forse potevo esprimere meglio. Ma almeno, per la prima volta, sono stato sincero fino in fondo. Sarà servito?”

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