“Mi chiamo Cassandra e nonostante il tempo che passa, dentro di me porto ancora quel briciolo di ingenuità di chi preferisce guardare il mondo attraverso una lente che trasforma ogni serata di lavoro in un capitolo di un romanzo mai scritto. Sono rumena ma vivo e lavoro in Italia da tantissimi anni. Sono tornata in questo locale per la stagione estiva come se fosse un ritorno a casa, una comfort zone fatta di ritmi frenetici, odore di caffè e volti che ormai conoscevo a memoria. Il mio capo è un uomo della “vecchia scuola”: un tipo ruvido, abituato a dettare legge con una durezza che spesso rasenta la cattiveria, convinto che il rispetto si ottenga solo attraverso la sottomissione. Per anni ho imparato a scivolare addosso ai suoi modi bruschi e alle sue pretese assurde, considerandoli semplicemente parte del prezzo da pagare per quel lavoro che, a modo suo, mi permetteva di sentirmi viva. Ma questa volta, il confine che ho sempre cercato di mantenere intatto tra la mia dignità e la sua ingordigia si è spezzato irrimediabilmente. Le cose non potevano andare avanti così e allora, senza paura, ho preso posizione.”

CONTINUA A LEGGERE QUESTA STORIA CLICCANDO QUI SOTTO SU “SUCCESSIVA”