“Ciao, sono Susanna e vi scrivo perchè mio padre ha un talento naturale nel trasformare una semplice richiesta in un tribunale emotivo: lui sul banco degli imputati, io colpevole a prescindere.

Da fuori sembriamo la classica famiglia normale: lui che si vanta di avermi cresciuta “con sacrifici”, io che dovrei essergli eternamente riconoscente. Il problema è che nella sua testa la riconoscenza ha la forma di una disponibilità totale: tempo, energie, umore, tutto dovrei metterlo a sua disposizione. Se esito, se chiedo di conciliare le cose, divento subito egoista, ingrata, senza valori.

Negli ultimi mesi però qualcosa è cambiato: ho iniziato a fare una cosa che lui non capirebbe mai e che, soprattutto, non perdonerebbe facilmente. Qualcosa che riguarda me, non lui. Qualcosa che per la prima volta non ha al centro i suoi bisogni, ma i miei.

È bastato un giorno preciso sul calendario e una richiesta “innocente” per far crollare l’equilibrio finto su cui andavamo avanti da anni. In questa chat è venuto fuori esattamente chi è lui, ma soprattutto chi sto cercando di diventare io.”

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