“Mi chiamo Irene e non pensavo che l’aspettare un bambino potesse compromettere un rapporto così duraturo, ma eccoci qua.
Non so nemmeno da dove cominciare, quindi parto dalla cosa più semplice: una chat. Io e Lavinia ci conosciamo da una vita, di quelle amicizie che non devono spiegarsi troppo perché “ci sei” e basta. Solo che negli ultimi mesi è successo di tutto: lei ha perso un bambino con un aborto spontaneo e io le sono stata vicina come potevo, anche quando non sapevo cosa dire e mi sembrava di dire sempre la cosa sbagliata. Nel frattempo però mi è capitata una cosa enorme, di quelle che ti cambiano la vita e il modo in cui guardi il futuro.
Il punto è questo: in casi come questi, cosa si fa? Si dice subito, in privato, per correttezza? Si aspetta per “rispetto”? Si tace per non riaprire una ferita, rischiando però di sembrare falsa o distante? Esiste un modo giusto o si sceglie solo il modo meno sbagliato? Si mette in pausa la propria vita per rispetto del dolore altrui? Io ho provato a fare la cosa migliore… e ho scatenato un disastro.”
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