“Quando mi è arrivata il messaggio di mamma, mi aspettavo i soliti buongiornissimo.
Mai avrei immaginato di scoprire così che Laura aveva venduto la casa della nonna.
La casa dei pomeriggi estivi, dei Natali con il rumore della moka, del fico in cortile e delle lettere di papà in quell’armadio che sapeva di naftalina e tempo.
Non era una casa. Era la memoria.
E lei l’ha venduta come se fosse un garage da liberare.
Ok, era intestata a lei.
Ma non era sua. Non solo sua.
Era anche mia. Nostra.
Non sto dicendo che io ci sarei andata a vivere, o che avrei fatto miracoli.
Ma avrei voluto scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare.
Invece, come sempre, ha deciso da sola.
E io, come sempre, arrivo dopo.
A rimettere insieme i cocci di una cosa che non esiste più.
Ma oggi… oggi almeno glielo dico.
Tutto.”




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