“All’inizio ho provato a dirmi che stavo esagerando. Che era solo lavoro, solo networking, solo una di quelle dinamiche che io non conosco bene perché non faccio il suo mestiere. Però quella sensazione non se ne andava. Era una cosa sottile, difficile da spiegare, come quando senti che qualcosa è fuori posto ma non hai ancora le parole giuste per dirlo ad alta voce.
Negli ultimi mesi avevo notato piccoli segnali. Il modo in cui nominava quella collega, sempre con una leggerezza diversa. Le battute dette a metà, i sorrisi mentre guardava il telefono, il tono che cambiava quando parlava di lei. Nulla di esplicito, nulla che potessi usare come “prova”. Solo quella percezione fastidiosa che mi faceva sentire insicura, e che subito cercavo di zittire. Non volevo essere quella gelosa, quella che vede problemi ovunque.
Con me, intanto, il discorso era sempre lo stesso: dobbiamo risparmiare, non è il momento, meglio evitare spese inutili. Io mi adeguavo. Mi dicevo che era maturità, che una relazione sana non ha bisogno di regali costosi. Poi ho visto quella foto. Il regalo. Il prezzo. E soprattutto il contesto: fatto con naturalezza, senza esitazioni, senza “non è il momento”.
In quel momento non ho pensato ai soldi. Ho pensato a una cosa molto più semplice e molto più dolorosa: che forse non stava risparmiando in generale. Stava risparmiando su di me.”
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