“Io lo so che vista da fuori posso sembrare esagerata. Lo so benissimo. Però la gente giudica sempre senza sapere cosa c’è dietro. Jacopo dice che sono gelosa, controllante, che gli sto addosso. Ma io non mi sono svegliata una mattina decidendo di fare la pazza. Ci sono arrivata piano piano, dopo settimane in cui tornava sempre più tardi, sempre con una scusa diversa, sempre quei dieci, venti, trenta minuti che per lui “non sono niente” e per me invece sono tutto.

Perché quando ami una persona, certe cose le senti. Lo capisci quando qualcosa cambia. Prima era presente, mi rassicurava, mi faceva sentire scelta. Poi ha iniziato a dire che era stanco, che lavorava, che faceva straordinari, che doveva passare dai suoi. Sempre tutto normale, sempre tutto spiegabile. Però intanto io restavo lì, con l’ansia nello stomaco, a chiedermi se fossi io il problema o se lui mi stesse prendendo in giro.

Allora sì, ho segnato gli orari. Ho chiesto spiegazioni. Ho chiesto la geolocalizzazione. Perché se non hai niente da nascondere, perché ti dà così fastidio dimostrarlo?”

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