“Ci sono momenti in cui ti senti improvvisamente messa sotto processo, anche se sai di non aver fatto nulla di sbagliato. È una sensazione umiliante, soprattutto quando arriva da chi dovrebbe fidarsi di te più di chiunque altro. Mio padre, ultimamente, non è più lo stesso. Lo vedo stanco, nervoso, sempre sull’orlo di perdere il controllo. La situazione con mia nonna lo sta logorando giorno dopo giorno, e io lo capisco, davvero. So che quando una persona soffre così tanto, finisce per riversare la tensione dove capita. Ma capirlo non significa accettarlo. Mi ritrovo coinvolta in una situazione assurda, sproporzionata, che mi fa sentire esposta e giudicata davanti a persone che non c’entrano nulla. Come se la mia parola non bastasse più. Come se la mia vita privata fosse diventata improvvisamente un affare pubblico, qualcosa da analizzare, discutere, smontare pezzo per pezzo. La cosa che fa più male, però, non è nemmeno l’accusa in sé: è la sensazione che nessuno stia davvero ascoltando quello che dico. Mio padre mi accusa di aver fatto entrare un ragazzo in camera mia una di queste notti, ma non è vero! E ora sono coinvolti tutti!”
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