“Mi chiamo Elena, ho 29 anni, e fino a qualche giorno fa pensavo che il Natale fosse solo una questione di panettoni sbagliati, parenti invadenti e sorrisi forzati.
Con il mio ragazzo pensavo di aver trovato la persona giusta, quella fatta davvero per me. Finalmente, non una storiella: una relazione vera, fatta di weekend insieme, chiavi di casa scambiate, “noi” detti senza pensarci troppo. Non abbiamo proprio parlato di matrimonio o convivenza, ma nemmeno mi sono mai sentita una presenza provvisoria nella sua vita.
Il Natale, per me, è sempre stato un terreno delicato. A casa mia è caos, ma è un caos in cui tutti hanno un posto, soprattutto a tavola. Da lui, invece, sapevo che le cose funzionavano in modo diverso: famiglia composta, tradizioni rigide, ruoli non scritti ma chiarissimi Quando Davide mi aveva detto: “Quest’anno vieni anche tu dai miei a Natale”, avevo provato quella sensazione mista di emozione e ansia che ti prende quando senti che stai facendo un passo avanti. Avevo già pensato a cosa mettermi, a che dolce portare, a come presentarmi. Avevo persino immaginato me seduta a tavola, accanto a lui, a fare finta di capire le battute degli zii. Poi, un giorno come tanti, mentre bevevo un caffè è arrivato un messaggio. Da sua Madre. Una frase buttata lì, scritta con leggerezza, come se fosse la cosa più normale del mondo. Ed è stato in quel momento che ho capito che, per qualcuno, io a quella tavola non ero prevista.”
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