“Mi chiamo Luca, ho 20 anni e ho un sogno. Premessa veloce: mio padre è uno di quelli che mette la camicia anche per buttare la spazzatura. Ordine, controllo, pianificazione quinquennale della vita. Io invece sono più “vediamo che succede”. Non perché sia irresponsabile, ma perché ho sempre avuto la sensazione che la mia strada non fosse quella che lui aveva già disegnato per me con righello e penna rossa. Quella mattina lui entra in camera mia per cercare una valigia, così mi disse in seguito. Io ero uscito di fretta. Dopo mezz’ora mi arriva un messaggio. Non un “dove hai messo la valigia?”, ma una gravissima accusa. La cosa assurda è che in quel momento io non avevo idea di cosa stesse parlando. E nella mia testa sono partite dieci ipotesi, ognuna peggiore della precedente. Il problema, in fin dei conti, non è questo. Il problema è che ho un padre che non ha mai davvero creduto in me, che ha sempre riversato su di me le sue paure, le sue ansie, e i suoi fallimenti. Per fortuna o per sfortuna, quella mattina la mia vita è cambiata per sempre.”

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