“Quando ho iniziato a frequentarlo pensavo di aver trovato finalmente uno “normale”. Non perfetto, non da film romantico, ma uno con cui poter abbassare le spalle. Ci vediamo da poco più di un mese: aperitivi che diventano cene, cene che diventano passeggiate lunghissime, messaggi del buongiorno che non sembrano forzati. Lui è quello che ti apre la portiera ma poi fa la battuta scema per non sembrare troppo serio. Io sono quella che fa finta di niente quando qualcosa la tocca davvero.
L’altra sera però è successo qualcosa che ha cambiato il tono di tutto. Un dettaglio minuscolo, quasi banale. Un posto, un orario, una fotografia. E da lì sono iniziate le domande. Quelle che partono con “te lo chiedo tranquillamente” ma hanno già una risposta pronta in tasca. E nel giro di poco, sono stata costretta a rivelare un segreto molto intimo che però era solo mio e tale doveva rimanere, finché non fossi stata pronta. Durante questa conversazione tremavo, mi sentivo con le spalle al muro, ma penso di essermi comportata bene. Lo stesso non si può dire di Mario…”
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