“Quando siamo tornati dal viaggio di nozze ero ancora con la valigia in corridoio e la testa metà lì, metà al mare.
Mi aspettavo i soliti messaggi: “com’è andata?”, “mandami le foto”, “che belli”. Infatti Fra mi ha scritto così. Tutto normale. Almeno all’inizio.
Poi, senza neanche il tempo di disfare le cose, mi ha chiesto quando gli restituivo i soldi della busta.
Io pensavo stesse scherzando.
Duecento euro dati al nostro matrimonio. Non un prestito, non un anticipo, non una caparra: una busta. Un regalo.
Secondo lui, però, siccome al ristorante c’era troppo pesce, lui e Marika “non avevano mangiato bene”. Quindi quei soldi erano stati sprecati. Anzi: con gli interessi erano diventati trecento.
Ho provato a restare calmo, davvero.
Gli ho ricordato che avevamo chiesto allergie e intolleranze prima, che nessuno aveva parlato di gusti personali, che a un matrimonio non puoi pretendere il rimborso come se avessi lasciato una recensione negativa su TripAdvisor.
Ma niente.
A un certo punto ho capito solo una cosa: certi invitati non ti rovinano la festa il giorno stesso. Aspettano un mese, poi ti mandano il conto.”
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