“Per lavoro vengo in Italia da anni e ormai conosco abbastanza bene questo Paese. Fino a poco tempo fa però facevo avanti e indietro con la Grecia, perché mia moglie e mio figlio

Orestis erano rimasti lì. Qualche mese fa ho deciso che non aveva più senso vivere così, sempre con una valigia pronta, quindi abbiamo fatto il grande passo e ci siamo trasferiti tutti qui. La mia preoccupazione più grande era Orestis: nuova città, nuova lingua, nuovi compagni. Per questo ho scelto per lui una scuola privata internazionale, convinto che fosse l’ambiente migliore per farlo sentire accolto, soprattutto perché ci sono bambini che arrivano anche da Paesi diversi. All’inizio sembrava andare tutto bene e io ero tanto sollevato. Poi Orestis ha iniziato a cambiare. Tornava a casa più silenzioso, inventava scuse per non andare a scuola e quando gli chiedevo cosa avesse mi diceva sempre “niente”. Fino a qualche giorno fa, quando finalmente mi ha raccontato tutto. A quel punto ho scritto subito al suo professore.”

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