“Mio padre è sempre stato un uomo di pochissime parole. Di quelli che se gli chiedi “come stai?” ti rispondono “bene” e la conversazione è praticamente finita lì. Come la maggior parte dei padri non è mai stato uno da grandi discorsi, abbracci lunghi o frasi sdolcinate, però io ho sempre saputo che mi vuole bene a modo suo. Quando sono andato a vivere da solo, però, da un giorno all’altro ha iniziato a scrivermi tutte le mattine alla stessa identica ora: 6:40. “Sei sveglio?”, “Hai fatto colazione?”, “Non fare tardi”. All’inizio mi faceva quasi ridere, poi dopo settimane ha iniziato sinceramente a darmi sui nervi. Ho 31 anni, una sveglia e so arrivare al lavoro da solo. Così una mattina gli ho risposto male e gli ho detto di smetterla. Lui non ha fatto storie. E infatti da quel giorno, silenzio totale. Solo che qualche mattina dopo è successa una cosa che mi ha fatto scoprire perché mio padre aveva iniziato a scrivermi proprio alle 6:40. E vi giuro che da quel momento quell’orario per me non è stato più lo stesso. E anche il mio rapporto con lui.”
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