“Mi chiamo Marta, ho 27 anni e sono (ero!) fidanzata con Mauro, un programmatore nerd e, come ho scoperto poi, anche una notevole testa di…cavolo. Quando dico che non avrei mai dovuto guardare il suo tablet, lo penso davvero. Non perché avessi paura di quello che avrei trovato, ma perché una parte di me sapeva già che qualcosa non tornava. Da mesi avevo la sensazione di essere osservata più che ascoltata. Ogni discussione finiva sempre allo stesso modo, con lui calmo, composto, come se sapesse già dove sarei arrivata. Io pensavo fosse maturità. Pensavo fosse equilibrio. La nota era aperta. Non ho dovuto cercarla. C’era il mio nome in alto, seguito da date, punti elenco, frasi brevi e precise. All’inizio non capivo cosa stessi leggendo. Poi ho visto gli altri nomi. Altre donne. Confronti. Numeri. Difetti fisici. Difetti emotivi. Cose che avevo sempre faticato ad accettare di me stessa, scritte con una freddezza che mi ha fatto venire la nausea. In quel momento ho capito che mentre io parlavo, piangevo, cercavo di spiegarmi, lui stava prendendo appunti. Non per capirmi meglio, ma per gestirmi. Ho fatto uno screenshot e gliel’ho mandato. Non per chiarire. Ma per vedere fino a che punto fosse disposto a difendere quello schifo.”

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